Il terrirorio e la bonifica

La vita dei comuni di Lagosanto, Fiscaglia e Comacchio, come quella di tutti i centri vicini, fu influenzata dalle grandi opere di bonifiche, che ad inizio del ‘900 coinvolsero tutta l’area del basso ferrarese e trasformarono questi paesi in centri agricoli, modificandone profondamente il territorio.

I terreni dell’azienda Porto Felloni sorgevano principalmente sue due valli: Valle Trebba e Valle di Comacchio; entrambe fino al XXesimo secolo erano parte di un’area storicamente paludosa la cui morfologia ed idrografia ha origine dal progressivo avanzamento della linea costiera, dovuto agli apporti alluvionali del Po: questi fattori hanno profondamente influenzato la connotazione del territorio.

I primi interventi risalgono al 1872, quando un gruppo di bonificatori iniziò a proprie spese la costruzione dello stabilimento idrovoro di Marozzo e l’anno successivo alcune delle paludi di valle Gallare e dintorni furono prosciugate.  Sulla scena irruppero le tipiche figure degli scariolanti.

Gli scariolanti appartengono alla storia della zona del Delta del Po, sono figure ancora molto vive nella memoria delle genti contadine. E’ un passato lontano e quasi mitico, ma il loro duro lavoro e la loro fatica hanno contribuito a rendere il territorio quello che vediamo e viviamo oggi. La carriola era la protagonista della loro vita, poiché con essa gli operai ferraresi, romagnoli, mantovani e anche rodigini hanno trasportato, “a braccia”, enormi quantità di terra per bonificare i terreni e arginare canali e fiumi. Partivano dalle loro case a notte fonda per essere sul posto di lavoro all’alba. Lavoravano immersi nella melma fino al ginocchio o bruciati dal sole, trasportando la terra da un posto all’altro per tornare a “voltare e rivoltare” il loro pesante e melmoso carico.

fonte: Comune di Codigoro

La grande opera di Bonifica idraulica del territorio comprendente le due valli che interessavano l’attuale area dove sorge ora l’azienda Porto Felloni, avvenne tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900.

Il primo progetto risale infatti alla fine 1800, quando lo Stato Italiano tramite la Provincia di Ferrara costituì un Consorzio (l’odierno Consorzio Pianura di Ferrara) con i comuni di Lagosanto e Ostellato per estendere l’esigua superficie agricola di cui il Paese disponeva all’epoca. Il progetto interessava 20.000 ettari circa e venne avviato con il prosciugamento di alcuni dei canali del basso ferrarese e l’installazione di una pluralità di piccole idrovore che consentirono inizialmente di bonificare nove bacini minori del comprensorio, ma soprattutto la bonifica delle Gallare, del marchese Di Bagno. La Prima Guerra Mondiale interruppe la grande opera intrapresa dall’Italia sabauda.

I lavori ripresero dopo la guerra, negli anni ’20, con le bonifiche di Valle Trebba e delle valli di Comacchio, seguite poi, nel secondo dopoguerra, dalle bonifiche di Valle Pega, che tra l’altro hanno consentito il rinvenimento delle necropoli della antica città di Spina. Le ultime bonificazioni sono quelle della valle del Mezzano (18.000 ettari) e risalgono agli anni Sessanta.

Alla stagione delle bonifiche littorie corrispose il progressivo ampliamento della superficie del Consorzio. Il comprensorio governato dalla Congregazione di diritto pontificio si dilatava su una superficie di 55.800 ettari: quelle dimensioni si erano contratte quando, emanata la legge 20 marzo 1865, nel comprensorio di Argenta e in quello di Galavronara e Forcello i proprietari si erano uniti in consorzi specifici per realizzare autonome esperienze di bonifica. La superficie dell’antica Congregazione aveva perduto 10.800 ettari.

La superficie del Consorzio inizia il processo di dilatazione che la porterà alle dimensioni attuali con l’incorporazione, sancita nel 1925, della bonifica di Trebba e Ponti realizzata due anni prima dal Genio Civile, cui negli anni successivi segue l’incorporazione di numerosi consorzi minori. Nel 1937 l’incorporazione della bonifica di Cavo Spina porta la superficie consortile a 50.650 ettari.

Dopo il secondo conflitto mondiale si aggiungono ai terreni liberati dalle acque i 1.600 ettari delle Valli Basse, vengono inclusi nel comprensorio il Consorzio di Forcello, quindi quello di Valle Isola, poi le Bonifiche di Argenta, quindi il Consorzio di Filo e Longastrino. Nel 1951 il Genio Civile di Ferrara inizia i lavori di bonifica di Valle Pega.

Gli interventi di bonifica, una volta giunti alla loro conclusione, hanno consentito di rendere coltivabile un’area di circa 60.000 ettari, tutti con importanti capacità irrigue. È sorto un polo agricolo che oggi rappresenta una eccellenza a livello nazionale per capacità produttiva, sia in termini di specie coltivate che di rese. La combinazione favorevole tra terreno tendenzialmente sciolto e disponibilità irrigua è fattore determinante per l’economia agricola del territorio, che spazia dalla cerealicoltura al vivaismo all’ortofrutticoltura. La vicinanza al mare e la conservazione di zone vallive rendono il basso ferrarese una zona di grande interesse anche dal punto di vista turistico.